
Il Kempo Dankan ci insegna a sbagliare.
E può sembrare un paradosso, ma è forse uno degli insegnamenti più profondi che questa disciplina possa offrire.
Viviamo in un mondo che ci abitua a temere l’errore, a nasconderlo, a vergognarcene. Fin da piccoli impariamo che sbagliare significa fallire, essere meno capaci, meno degni. Sul tatami, invece, accade qualcosa di diverso: l’errore smette di essere un nemico e diventa un maestro silenzioso, severo ma prezioso.
Ogni tecnica eseguita male, ogni equilibrio perso, ogni movimento imperfetto ci mostra qualcosa di noi stessi. Ci rivela dove siamo rigidi, dove siamo distratti, dove manca presenza, controllo, umiltà. E proprio lì, in quel punto fragile che vorremmo nascondere, nasce la possibilità autentica di crescere.
Perché nulla è necessario quanto l’errore per comprendere davvero quale sia la strada corretta.
La perfezione non insegna. L’errore sì.
Il Kempo Dankan ci insegna a guardare i nostri sbagli senza paura. A non lasciare che portino con sé frustrazione, senso di colpa o inadeguatezza. Un errore non definisce ciò che siamo: definisce soltanto il punto da cui dobbiamo ripartire.
E soprattutto ci insegna che nessun errore deve diventare un peso.
Perché il peso degli errori passati può immobilizzare il presente e impedire il miglioramento futuro. Chi combatte contro sé stesso trascinandosi dietro rimpianti e rabbia non riuscirà mai a muoversi con libertà.
Sul tatami impariamo invece a cadere e rialzarci. Ancora. E ancora.
Impariamo che ogni caduta contiene già la possibilità della rinascita.
Che ogni sbaglio corretto con pazienza costruisce un passo avanti.
Che la disciplina non è l’assenza di errori, ma la volontà di affrontarli con sincerità.
Il Kempo Dankan ci insegna a riconoscere i nostri limiti senza esserne schiavi.
Ci insegna ad ascoltare l’Istruttore, il Maestro, chi ha già percorso quella strada prima di noi, per comprendere come correggere ciò che non funziona e trasformarlo in esperienza.
Ed è così, errore dopo errore, correzione dopo correzione, che si costruisce il miglioramento vero.
Non attraverso l’illusione della perfezione immediata, ma attraverso il coraggio di continuare.
Perché la crescita non nasce dal non sbagliare mai.
Nasce dal non smettere mai di imparare dai propri errori.
fonte: Articolo scritto da Nico Catacchio

