L’eleganza marziale di Flora

Posizione Yoga della Mayuranasana

Flessuosa e forte quanto un giunco che vibra al vento. Capelli biondi. Il suo nome? Flora. Lo stereotipo dell’anima tersicorea ci sta tutto. Ma Flora, che di cognome fa Salerno, a volteggiare sulle punte preferisce difendersi da chi ti attacca con un bastone corto (si chiama SO) oppure disarmare senza contatto chi vorrebbe colpirti con un coltello (TANTO è il suo nome).

Flora Salerno, barese, pratica arti marziali, precisamente il Kempo Dankan. È Maestra della disciplina, la prima Maestra donna della scuola fondata dal Gran Maestro Michele Masucci. Ed è anche la prima cintura nera donna in Italia, titolo conseguito il 1° gennaio 2020 dopo 18 anni di pratica.


Flora, quando e perché il Kempo è entrato nella sua vita?

«Ho cominciato con le arti marziali nel 2002, a 25 anni, verso la fine del periodo universitario. Già dalle elementari avevo subito velati episodi di bullismo. Ero molto timida, introversa: fu facile fraintendere la mia ritrosia e scatenare ingiustificati attacchi di invidia, isolamento, competitività non generata in alcun modo da parte mia.

Ho sempre praticato sport: la pallavolo per attivare il concetto di squadra, l’escursionismo per il rapporto con la natura, il tennis… Poi è arrivato il Kempo, una disciplina no contact, un lavoro su sé stessi per la difesa personale. Ma che passa dalla scoperta di sé, dalla gestione delle emozioni, dalla consapevolezza e dall’autostima. E non posso più farne a meno».


Ma il Kempo Dankan prima del suo arrivo era praticato solo da uomini?

«Il caposcuola e fondatore del Kempo Dankan è il Gran Maestro Michele Masucci, cintura rossa 10° dan, il livello più alto conseguibile da un Maestro. Con il passar del tempo l’affluenza femminile è arrivata al 25%.

La mia associazione è la Daishi Kempo Kai del Maestro 8° dan Daniele De Sario. Io svolgo la carica di presidente ormai da 10 anni e sono, appunto, cintura nera 1° dan, la prima donna a conseguirla».


Perché secondo lei questa ritrosia alla pratica femminile?

«Forse per luoghi comuni legati all’uso della violenza e all’idea di praticare arti marziali solo per difesa personale. Invece il Kempo è tanto altro — forse soprattutto altro: è un affascinante percorso personale interiore, che pratichi aiutato da tutti, a cominciare dal fondamentale rapporto che si crea con il Maestro.

È lui che riesce a tirar fuori le tue potenzialità, a renderti consapevole dei tuoi limiti, a metterti sempre in discussione per migliorarti e metterti a disposizione degli altri.

Il Kempo Dankan è considerato una disciplina idonea anche per il recupero dei minori a rischio. E non è consentito il contatto fisico nei combattimenti, né è richiesta una particolare preparazione culturale. Conosco un camionista che, dopo aver scaricato la merce dal suo camion, utilizza il rimorchio per praticare — sorride Flora —. Ovviamente a motore spento!».


C’è spazio per altro nella vita di una Maestra di arti marziali?

«Assolutamente sì — ride Flora —. Dal 2005 sono in camice bianco: mi sono laureata nel 2002 in chimica farmaceutica. Sono farmacista, lavoro in una farmacia a Bitritto, dove vivo. Sono sposata, peraltro con un medico. Anche il fondatore del Kempo, Masucci, è stato un medico del Servizio 118.

Ho anche due figli: una femmina di 12 anni e un maschio di 15. Ho praticato fino agli ultimi mesi di gravidanza in entrambi i casi.

Il messaggio alle donne è proprio questo: non arrendersi e non crollare dedicandosi a tempo pieno solo alla famiglia. Questo è riscatto: imparare a vedere e vivere da un’altra prospettiva e ricaricarsi creando piccoli spazi per sé stesse, un angolo verde solo per noi.

Dentro di noi ci sono tutte le potenzialità: bisogna solo avere il coraggio di usarle».

Fonte: di Francesca Di Tommaso – La Gazzetta del Mezzogiorno Febbraio 2026